Tuttora ho difficoltà a non provare una gioia nascosta nel momento in cui riesco a saltare un pasto, oppure a ritardarlo quanto più possibile: mi sento fiera di me stessa, come se avessi raggiunto un traguardo, come se finalmente stessi facendo qualcosa di “giusto” nella mia vita: controllare il mio corpo, la mia fame. La sensazione di gioia che accompagna un digiuno protratto più a lungo è stato forse l’ostacolo principale al superamento del mio disturbo alimentare: se mangiare una pizza, o anche solo un pezzo di pane in più mi fa stare male, perché mi sento una fallita, una buona a nulla per non essere riuscita a resistere, e se dopo il pasto i sensi di colpa mi rovinano le prossime (minimo) due giornate, allora perché dovrei mangiare?

Mangiare mi fa stare male, non mangiare mi dà forza: la ricetta peggiore. Se ci ripenso adesso, quando per impegni vari non posso fare la mia solita colazione abbondante o mi ritrovo a dover pranzare ad orari improponibili, saltando quindi la merenda pomeridiana, mi sento ancora più felice del solito, non capisco me stessa. Dovrei essere contenta dei veri traguardi della mia vita, di quelli che ho raggiunto e di quelli che raggiungerò: la prossimità della laurea, i bei voti degli esami, una relazione stabile e serena, la prospettiva futura di una famiglia. E invece mi ritrovo ancora ad essere felice quando non mangio per tanto tempo: come si spiega questo sentimento?

Nel mio percorso ho capito che forse la gioia che provoca il digiuno è dovuta ad una insoddisfazione di base della mia vita: non so perché ma mi sento spesso una buona a nulla, nonostante i miei traguardi, penso sempre di poter e dover fare di meglio, e che quello che ho raggiunto non sia mai abbastanza.

Il perfezionismo è la cosa che mi frega, e leggendo vari libri e articoli sull’argomento mi rendo conto che proprio il perfezionismo porta molte ragazze nel circolo vizioso dei disturbi alimentari.

Adesso non starò qui a dire perché e per come cercare di raggiungere la perfezione è sbagliato, perché la perfezione non esiste, dobbiamo amare i nostri difetti, ecc. Ne ho le scatole piene di queste parole campate in aria e disperse nel nulla.

Non siamo viziate perché vogliamo un fisico perfetto, molto spesso il dimagrimento parte dalla non soddisfazione per il proprio corpo, ma quello che porta addirittura al raggiungimento del sottopeso, alla scomparsa del ciclo, ha radici ben più profonde, che in genere corrispondono a ferite mai guarite.

Comprendere quali siano queste ferite è il primo passo da compiere per riuscire a tornare a vivere e a gioire, non perché ho digiunato o mangiato meno del solito, ma perché posso finalmente festeggiare i veri traguardi della vita, perché no, anche con il cibo, senza dovermi mortificare e punire per ciò che ho ingerito.