A volte preferirei tornare indietro, perdere questi chili che non mi sento bene addosso, tornare “troppo secca” come mi dicevano tutti.

Poi ci penso e ricordo che non stavo affatto bene neanche allora: nonostante pesassi oggettivamente poco, nonostante mangiassi altrettanto poco, ogni piccolo sgarro era comunque una tortura e implicava sempre un grande senso di colpa; non mi piacevo lo stesso, la mia pancia era sempre troppo poco piatta, il mio interno coscia sempre troppo abbondante.

Almeno però avevo il conforto della bilancia: quando pensavo di aver mangiato troppo o mi sentivo “grassa” potevo sempre pensare a quel numero per rincuorarmi, almeno in parte. Pensare che tanto anche con un chilo in più sarei stata comunque nella mia “comfort zone”.

Ora che ho ristabilito un peso “normale” e sicuramente più giusto per me non è così: ogni etto in più lo vedo come un pericoloso avvicinamento al sovrappeso: so che non è così, o meglio, la mia parte razionale lo sa, ma io ancora lo percepisco in questo modo. Ogni etto in più mi fa gridare: “Nono voglio tornare grassa! Fermati! Non superare quel peso!”.

Un’ansia continua che comincia la sera quando vado a dormire e già penso a quanto peserò la mattina dopo; la mattina il consueto confronto con la bilancia: il risultato? Se il peso non mi aggrada ansia triplicata che mi accompagna fino a quando quel peso, che considero comunque eccessivo per me ma che a quanto pare è quello per me salutare, non torna nel range che io sono riuscita ad accettare.

Non sono ancora uscita da questa malattia, lo so. Ma sono contenta di essere dove sono ora, e spero di non pensare mai più che sarebbe meglio tornare indietro.