I sensi di colpa: quelli di cui ancora non riesco a liberarmi. Se mangio poco ad un pasto mi senta dannatamente bene, in pace con me stessa. Sono finalmente felice: quasi come se il mangiare meno fosse l’unica vera strada per la felicità, l’unica certezza.

Un pranzo leggerissimo per prendere una pizza la sera: dopo il pranzo leggero tutto bene, anzi benissimo: brava! Mi dice la parte ancora malata di me: hai mangiato come una signorina dovrebbe. Ti brontola lo stomaco? Perfetto. Non mangiare neanche stasera, così continuerai a stare bene.

è quella vocina dannata che non riesco a zittire. Man mano che la “serata pizza” si avvicina, il mio umore si incupisce. Il solo pensiero di dover mangiare “tanto”, “fuori dalle regole”, mi fa stare male. Vorrei tirarmi indietro, chiudermi nella mia comfort zone, fatta di cibo proteico e ipocalorico, di sport estremo e restrizione calorica.

In questi momenti non so darvi consigli per zittire questi pensieri. Non posso darveli, perché io non ne sarei mai uscita senza il sostegno costante di colui che mi è sempre stato accanto, anche quando urlavo frasi senza senso, anche quando ero disperata e i miei discorsi rasentavano la pazzia. Senza di Lui non sarei qui. Senza di Lui quella dannata vocina mi avrebbe attratta verso l’abisso, come le Sirene dell’Odissea. Lui mi ha sempre invogliata a mangiare quella benedetta pizza, e non solo: quando dopo la cena i sensi di colpa mi rendevano muta, triste, estraniata da tutto ciò che mi circondava, Lui aveva sempre, e tuttora ha, quella bacchetta magica per bucare la bolla nella quale mi rinchiudevo.

Devo ringraziare Lui e soltanto Lui, e nessun altro, per essere qui a scrivere questa riflessione. Non starò quindi qui a dirvi che dovete essere forti: non mi permetterei mai, perché in primis io non lo sono stata. Sono stata solo fortunata ad avere accanto una persona così speciale.

Grazie F., questo lo dedico tutto a te!