Mi capita di ripensare a quando ero praticamente una ragazzina, i primi anni del liceo. Quando mi svegliavo e il mio primo pensiero non era che cosa avrei mangiato a colazione o nel corso della giornata, né tantomeno quale sarebbe stato il peso che avrei visto sulla bilancia. Quando non mi costringevo a bere un quantitativo stabilito persino di acqua a stomaco vuoto, quando non ragionavo in calorie, proteine, carboidrati, grassi, ma seguivo semplicemente ciò che il mio stomaco chiedeva. E quando a ricreazione facevo uno squillo a mia nonna per chiederle di buttare giù più pasta perché sarei arrivata a casa particolarmente affamata. Bei tempi. Li rimpiango, sembrano sciocchezze, ma li rimpiango, perché in fondo so che quella spensieratezza nel vivere il mio rapporto col cibo non l avrò mai più.

Neanche nei momenti in cui dovrei pensare solo a festeggiare, in quei momenti di gioia, in cui raggiungo traguardi importanti per la mia vita, non riesco a non pensare a quello che mangio. Piuttosto non riesco a non sentirmi in colpa, nemmeno in quei momenti.

Eppure è proprio il cibo che riunisce ogni famiglia, che celebra i momenti importanti, che porta gioia. E nessuno sospetta neanche che a me porta solo tristezza ed angoscia, ansia e sensi di colpa.

Ana non viene messa a tacere neanche nei momenti felici, Ana ti ricorda le tue debolezze anche quando raggiungi traguardi importanti, Ana ti ricorda che è ancora lì, viva e forte; e Tu devi prenderne coscienza per non darle la possibilità di portarti di nuovo giù nell’abisso. Ricorda che Lei è lì, pronta all’attacco, e difenditi con le unghie e con i denti, perché la tua vita è più importante. Perché meriti di tornare a festeggiare veramente i momenti di gioia della tua vita!