Io e la corsa: odi et amo

Oggi mentre andavo in palestra è tornata quella irrefrenabile voglia di mettermi sul tapis roulant e spararmi almeno 30 minuti di corsa. Non so perché. Tornata anche quella sensazione di non aver fatto nulla alla fine dell’allenamento con i pesi; quella voglia di sudare, di farsi male, di vedere quel conta calorie che sale sul tapis roulant, di finire l’allenamento con la consapevolezza di poter mangiare molto più del solito, ovviamente senza farlo, per sentirsi sempre più potenti, sempre più forti.

Quella privazione che mi fa stare così tanto bene, e che allo stesso tempo mi uccide. Quando mi domando se voglio correre perché mi piace o perché mi fa bruciare calorie, non riesco a dare una risposta senza sentire nel profondo di stare mentendo a me stessa. Da una parte so di amare correre: svegliarsi presto e sentire la breccia mattutina sul viso, mettersi le cuffie nelle orecchie, estraniarsi da tutto il resto: quel senso di libertà me lo trasmetteva solo quell’ora all’aria aperta; per non parlare delle corse serali, così liberatorie e in grado di farmi scaricare lo stress come nient’altro. Dall’altra parte c’è Ana: Ana non ama correre, odia quell’attività, perché la vede solo come un obbligo, perché se salta un singolo allenamento si sente in colpa ancora di più di quando mangia “troppo”.

E io cosa penso? Come vedo la corsa? Per me è obbligo o piacere? Io sono come l’Io Freudiano: un compromesso tra il mio Es e il mio Superio, tra passioni e rigide imposizioni.

Quale delle due parti prevalga è difficile dirlo: nei momenti più bui è stato il Superio a prevalere, sono stati gli obblighi morali che mi imponevo a spingere a correre per chilometri e chilometri, nonostante fossi stanca morta, nonostante avessi sonno e non avessi assolutamente voglia di farlo. Altre volte ho corso davvero solo ed esclusivamente per piacere, perché ne sentivo il bisogno e ne rimanevo davvero appagata.

Ora non posso rischiare di ricascarci: la corsa tornerà ad essere unicamente la mia passione, ma prima devo essere sicura al 100% che quando indosserò nuovamente le mie scarpe da corsa e le mie amate cuffie sarà VERAMENTE solo perché ne ho voglia, e non perché me lo impongo (o meglio, Ana, il mio Superio, me lo impone).