La mattina non mi sveglio mai con tranquillità. Il mio primo pensiero è sempre lei: la bilancia. Chissà che numero comparirà stamattina. Una vera e propria ansia mi assale, come se dovessi sostenere un esame. Ansia che ormai è diventata parte di me, della mia routine, del mio risveglio.
Ci penso ancor prima di prendere pienamente coscienza e quel pensiero mi fa aprire gli occhi ancora prima del suono della sveglia. A volte è lo stessi pensiero che mi attanaglia la sera quando chiudo gli occhi, quello stesso che, specialmente quando so di non aver rispettato del tutto il mio regime alimentare durante la giornata, non mi dormire tranquilla.
Così ogni mattina, quasi come fossi un automa, non riesco a non spogliarmi, subito dopo essere andata in bagno, e a non salire su quella bilancia. Non importa quanto freddo faccia: nonostante odi quel gelo mattutino, devo farlo.
Da quel peso, purtroppo, nella maggior parte dei casi, dipenderà il mio umore nel corso di tutta la giornata.
Non pesarsi risolverebbe il problema: ma non ci riesco, devo sapere, devo vedere quanto peso, se ho mangiato troppo il giorno prima, se posso concedermi il lusso di mangiare normalmente nel corso della giornata appena iniziata; oppure se devo tagliare calorie qua e là per vedere quei fastidiosi 2 etti in più scomparire la mattina seguente.
Tutto, ogni azione legata a ciò che mangio, è finalizzato a quel momento, a quel numero.
Quando riuscirò ad essere indipendente da quella bilancia e da quel numero, potrò forse dire di esserne veramente uscita.