A volte hai così fame che mangi con gli occhi. E questo ti porta via energie, così tante che non ne hai per nient’altro: non ne hai per parlare, per prestare ascolto o anche solo attenzione a chi ti circonda. Vorresti solo mangiare tutto quello che vuoi, tutto quello che vedi che gli altri mangiano, tutto quello che la bacheca di instagram ti mostra.
La fame diventa parte di me. Se non la avverto, ecco i sensi di colpa: se non ho fame vuol dire che ho mangiato troppo, che ho “sbagliato” qualcosa. Invece quel buco allo stomaco mi rassicura: se sento quel vuoto, io sto bene. Vuol dire che sono stata brava, che non ho esagerato col cibo, che ho mantenuto il controllo.
Vuol dire poi che, se volessi, potrei mangiare un pochino di più al pasto successivo; a parte poi arrivarci e non averne il coraggio. Perché si vuole la stessa sensazione per il pasto dopo, e per quello dopo ancora, e alla fine non trovo mai il coraggio di mangiare quello che veramente vorrei, e mi faccio piacere il mio solito e noioso pasto, almeno così da stare tranquilla psicologicamente.
Una vita ad aspettare un “pasto sgarro” che alla fine non arriva mai.

Cedere alla fame lo considero un fallimento. E cedo solo quando ne ho davvero tanta voglia, oppure quando la bilancia me lo concede, mostrandomi etti in meno alla mattina. E quando ciò accade non posso far altro che pensare, dopo aver mangiato ciò che da giorni volevo, che se avessi resistito un po’ più, forse sarei scesa ancora.

Quel peso più basso che mi fa affrontare la giornata col sorriso. Con un buco allo stomaco e con la voglia di mangiare VERAMENTE, ma col sorriso.

È un trade-off, ma lo stato positivo non esiste, l’alternativa è tra due sofferenze: o hai fame o sei triste.

Non voglio più vivere così, voglio cambiare, andare avanti, tornare ad essere davvero donna. Lamentarmi di essere nervosa perché ho il ciclo, e non perché sto morendo di fame. Ce la posso fare? Spero di sì, perché questa non è più vita.